LA STORIA

La storia del comune Monguzzo è strettamente correlata a quella del Castello.
Le fondamenta del Castello furono gettate intorno all’anno 900 dal Re d’Italia Berengario che, per difendersi dalle invasioni barbariche, decise di far costruire diverse fortezze sulla sommità dei Colli Brianzoli.
Le prime informazioni sul Castello di Monguzzo risalgono al 920 quando il Re concesse la Corte di Calpuno, che comprendeva Monguzzo e il suo Castello, in privilegio ai Canonici di San Giovanni in Monza.
Intorno al 1250 furono revocati i così detti “privilegi” ed il feudo passò dai Canonici di Monza alla Camera Ducale.
Il 2 agosto 1380, i Visconti, impadronitisi del Ducato di Milano, donarono il Castello e molte terre della Pieve d’Incino, alla famiglia Dal Verme in segno di riconoscenza per i servizi ricevuti.
Alla morte di Taddeo Dal Verme, avvelenato dalla seconda moglie Chiara Sforza figlia del Duca Galeazzo Maria e nipote di Ludovico il Moro, il feudo tornò al Duca di Milano.
Il 27 marzo 1487, Giovanni Galeazzo Sforza destinò il feudo a Giovanni Bentivoglio Signore di Bologna, per aver partecipato alla guerra contro i Veneziani, “quale stipendio a lui dovuto da ogni retro”.
Nel 1527 il condottiero Gian Giacomo Medici, detto il “Medeghino”, s’impadronì del Castello a spese di Alessandro Bentivoglio facendone una vera e propria roccaforte.
Gli abitanti di Monguzzo dovettero così affrontare un periodo difficilissimo contrassegnato dai soprusi che il “Medeghino” imponeva con la forza ai conventi, ai proprietari terrieri ed ai comuni.
Per far fronte alle ingenti spese, dovute sia alla gestione del Castello che al mantenimento dei suoi soldati, ricorse ad ogni mezzo riservando la prigione a chiunque non rispettasse le sue disposizioni.
Il “Medeghino” restò in possesso del paese fino al 1531 anno in cui il Castello fu assalito dalle truppe spagnole e sforzesche condotte dal capitano Alessandro Gonzaga e dal commissario ducale Battista Carcano che lo riconquistarono e lo riaffidarono al Bentivoglio.
Ma le angherie e i soprusi non cessarono per gli abitanti della zona. Le truppe spagnole, infatti, non furono da meno di quelle dei Medici.
Questo fu il periodo di maggiore notorietà del Castello.
I Bentivoglio riacquisita la proprietà del feudo, iniziarono a venderne i possedimenti a diverse famiglie.
Successivamente, in un documento del 29 dicembre 1596, risulta che feudatario del castello di Monguzzo sia diventato il marchese Gabriele Ferrante Novati, che lo ottenne nel 1564 da Ermes Bentivoglio.
Fu il Governo Spagnolo a togliere la proprietà ai Novati ed i possedimenti di Monguzzo passarono alla famiglia Rosales nel 1664, anche se, a seguito di lunghe controversie con i precedenti proprietari e con il fisco, ne entrarono in possesso solo nel 1751.
Il Castello in questo periodo riacquistò la notorietà perduta grazie alle riunioni che tenevano i signori della Brianza aderenti alla Carboneria.
Nel 1880 il Castello e i suoi beni divennero di proprietà della Nobildonna Enrichetta Lodigiani, erede del Conte Sebastiano Mondolfo, che l’aveva in precedenza acquistato.
Nei primi decenni del XX secolo il senese Cav. Ferruccio Benocci lo acquistò dagli eredi del Mondolfo e si preoccupò della restaurazione sia del complesso del Castello che dell’ampio parco.
Rimase disabitato sino a quando la Signora Leonilde Trussardi, moglie del Cav. Benocci, lo donò alla Provincia Lombardo Veneta dell’Ordine Ospedaliero S. Giovanni di Dio Fatebenefratelli, affinchè venisse utilizzato come Centro Studi per manifestazioni di carattere ospedaliero e religioso.
Nel 1970 i Fatebenefratelli affidarono all’architetto Fernando Michelini il compito di provvedere al restauro del Castello e delle sue pertinenze, in modo da renderlo adeguato alle volontà della testatrice.
I lavori durarono poco più di due anni e nel 1972, anno in cui la Signora Trussardi morì, l’o pera di ripristino e di abbellimento era interamente conclusa.